Dove si trova

Polinago (810 s.l.m.) è il capoluogo della Val Rossenna, la terza vallata dell’Appennino Modenese in ordine d’ampiezza dopo quelle del Panaro e dello Scoltenna, all’interno del territorio del Frignano, a 50 km da Modena, 61 km da Reggio Emilia e 77 km da Bologna.
La Val Rossenna deriva il suo nome dal torrente omonimo, che scaturisce dal versante settentrionale del Monte Cantiere (1618 metri). L’evidente affinità fra il nome Rossenna e il nome nazionale degli Etruschi, “Rasenna”, è sorprendente ed ha fatto ipotizzare che questi luoghi facessero parte degli avamposti etruschi nel modenese.

Perché

Vivere in sintonia con la montagna, in armonia con l’ambiente, il territorio, la cultura e le tradizioni locali, è un’esperienza che a Polinago ci si può concedere da soli e con tutta la famiglia. Il territorio appartiene alla fascia climatica di media montagna, ma al suo interno passa dai 300 mt. circa di Talbignano ai 1100 mt. del Monte di San Martino, proponendo molteplici ambienti e bellezze naturali. Si passa dalle dolci colline di Cinghianello, alle selve di Brandola, nota per il suo castello, per il ponte Ercole e per le doti delle sue sorgenti dalle quali scaturisce l’”Acqua di Brandola”; dai solitari borghi di San Martino al capoluogo adagiato a ridosso di una collina, in posizione aperta e soleggiata col Monte Cimone che gli sta di fronte; dalla storica Gombola con il suo borgo seicentesco in una splendida posizione panoramica, a Talbignano dove si trova l’imponente palazzo Cesis; dalla verdeggiante Palaveggio alla brulla Casa Matteazzi con prati d’altura e laghetti artificiali; dalla salsa eruttiva in località Canalina al crinale che scende verso Prignano. Poi ovunque vaste aree di boschi dove abbondano i castagni, le querce, i pioppi, frassini, i carpini e un sottobosco ricco di brugo e di ginestre.

Quando

Polinago è meta ideale per trascorrere il tempo libero tra le verdi montagne appenniniche nei mesi estivi.

Da non perdere

Non si può lasciare Polinago senza aver gustato i prodotti lattiero-caseari che sono il vanto della locale filiera agro-alimentare, in particolare il Parmigiano Reggiano e la ricotta di Cinghianello.

Cosa mangiare

Dalle crescentine ai borlenghi, dal croccante ai ciacci, passando per prodotti tipici come funghi, castagne e formaggi: l’Appennino Modenese propone un repertorio di sapori assolutamente da scoprire.
La tradizione gastronomica montanara è unica nel fondere ricette senza tempo; tutti questi prodotti si possono acquistare presso le attività commerciali della zona o direttamente dalle aziende produttrici.

Divertimento

Il capoluogo e le frazioni ospitano bar e locali. Le principali attività di intrattenimento, organizzate dall’attiva associazione Pro Loco Polinago sono concentrate durante i mesi estivi, che vedono tradizionalmente la maggiore presenza di turisti.

Come Tenersi in forma

Oltre alla pratica dello sport, il visitatore può tenersi in forma percorrendo i sentieri del territorio comunale, da solo o in comitiva, per esempio in occasione dei “trekking sotto le stelle” organizzati da Pro Loco Polinago.

Appuntamenti

Due importanti appuntamenti in paese sono l’antichissima Fiera dello Statuto (seconda domenica di luglio) e la Fiera di San Rocco (16 agosto), al centro della rassegna estiva “Polinago in festa”, nella settimana di Ferragosto in cui ricorre la sagra patronale dell’Assunta. Da diversi anni poi, nella prima domenica di agosto, si svolge la rassegna delle 2&4 Ruote d’Epoca, che attira espositori, collezionisti e appassionati di mezzi storici da tutta la Regione.

Nei dintorni

Oltre ai monumenti degni di nota tra cui la pieve di Santa Maria Assunta in Polinago, l’oratorio della Santa Croce di Gombola, quello di Maria Bambina a Cinghianello e quello di Cavecchia a Brandola, antiche borgate e case padronali, il territorio ospita ben due castelli, a Gombola e a Brandola, trasformati nel corso dei secoli in insediamenti abitativi, nucleo originario delle rispettive frazioni e gli antichi ponti romanici di Brandola e di Ponte Cervaro. Da Brandola, luogo un tempo rinomato per le acque curative, un sentiero che attraversa l’omonima selva conduce all’area archeologica di Ponte Ercole (detta anche Ponte del Diavolo), al confine fra i comuni di Polinago, Lama Mocogno e Pavullo, caratterizzato dal grande monolite a forma di arco, raffigurato anche negli affreschi realizzati nel 1596 da Cesare Baglione nella Sala delle Vedute del castello di Spezzano.